Inflazione USA sotto le attese, i mercati tornano fiduciosi

Il rallentamento dei prezzi sostiene Wall Street, ma il dibattito sulla qualità dei dati resta aperto. Sullo sfondo le mosse delle altre banche centrali.

Un dato che “convince” i mercati, ma non chiude il dibattito

Wall Street ha reagito con entusiasmo al dato sull’inflazione statunitense di novembre, scesa al 2,7% su base annua contro attese del 3%. È il livello più basso dal 2021 e ha rafforzato l’idea che la fase più complessa del ciclo dei prezzi sia alle spalle. Gli indici hanno accolto positivamente la notizia: il Nasdaq 100 (NDX)ha guadagnato l’1,51%, l’S&P 500 (SPX) quasi lo 0,8%. Più cauta la reazione delle small cap, con il Russell 2000 (RUT) in rialzo limitato a 0,62%, segnale che una parte del mercato resta scettica sulla rapidità di un allentamento monetario.

Dietro l’euforia, però, rimangono alcuni dubbi. I dati di novembre sono incompleti, come ammesso dallo stesso Bureau of Labor Statistics, a causa delle distorsioni legate alla lunga chiusura del governo federale. Inoltre, una parte del rallentamento dei prezzi riflette dinamiche stagionali, come gli sconti del Black Friday. Il dibattito interno alla Fed lo dimostra: c’è chi esalta il dato e chi invita alla prudenza, ricordando che l’affidabilità degli indicatori macro è essenziale per evitare errori di politica monetaria difficili da correggere.

Questi spunti potrebbero essere quindi alla base del rialzo più contenuto delle small cap, gli asset che beneficerebbero maggiormente di ulteriori tagli nei tassi rispetto a quello già scontato il prossimo anno.

Il mercato per il momento incassa bene la rilevazione, ma rimane cauto.

Europa solida, Inghilterra taglia e Giappone che cambia passo

Prima ancora della reazione americana, l’Europa aveva chiuso una seduta molto positiva.

Lo Stoxx Europe 600 (SXXP) ha segnato un nuovo record di chiusura a 585 punti, sostenuto da un rialzo diffuso a tutti i principali settori. Anche i principali listini nazionali hanno registrato progressi consistenti. 

Le decisioni di politica monetaria poi non hanno riservato sorprese. La BCE ha mantenuto i tassi invariati per la quarta volta con voto unanime, confermando poi che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi all’obiettivo del 2% nel medio termine (fino al 2028). Si è ribadito che si continuerà ad adottare un approccio data-dependent e meeting-by-meeting circa le prossime mosse e che non verrà tracciata nessuna traiettoria prestabilita sui tassi.

Fonte: Euro Area Interest Rate, tradingeconomics.com

La Banca d’Inghilterra invece ha tagliato (per la quarta volta quest’anno) il tasso di interesse di riferimento di 25 punti base al 3,75%, il livello più basso dal 2022, poiché il calo dell’inflazione e i crescenti segnali di tensione economica (PIL in contrazione per il secondo mese consecutivo a ottobre) hanno spinto i responsabili politici ad agire. Tuttavia, il voto si è spaccato, con 5 favorevoli contro 4 contrari, indicando che anche per la sterlina la politica monetaria sarà guidata in futuro molto probabilmente dalle rilevazioni sui dati economici effettivi più che dalle narrazioni. 

Fonte: United Kingdom Interest Rate, tradingeconomics.com

Infine e più significativa, sul piano simbolico, la mossa della Banca del Giappone, che ha portato i tassi con voto unanime allo 0,75%, secondo aumento dell’anno e livello più alto degli ultimi trent’anni. 

Fonte: Japan Interest Rate, tradingeconomics.com

Per un Paese che ha convissuto a lungo con la deflazione, il ritorno di un’inflazione prossima al 3% rappresenta un cambio di regime rilevante. 

Fonte: Japan Inflation Rate, tradingeconomics.com

La settimana si chiude con una seduta americana potenzialmente più volatile a causa del Quadruple Witching, il cosiddetto “giorno delle quattro streghe”. Si tratta del terzo venerdì di marzo, giugno, settembre e dicembre, quando scadono contemporaneamente opzioni su azioni, opzioni su indici, futures su indici e (in passato) futures su singole azioni. Questo genera volumi molto elevati e oscillazioni brusche, soprattutto sugli indici e le azioni più liquide, senza però alterare il trend di fondo del mercato.

Investor toolkit

Quando un singolo dato riesce a muovere i mercati, il rischio è confondere il segnale con la narrazione. 

In fasi come questa, mantenere lucidità e metodo è fondamentale: più che reagire all’euforia, può essere utile verificare se la propria strategia resta coerente con obiettivi e orizzonte temporale, magari confrontandosi con un consulente indipendente per una lettura più equilibrata del contesto.

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