Inflazione USA e Fed al centro della scena

Mercati cauti tra dati sui prezzi, tensioni istituzionali e avvio della stagione degli utili negli Stati Uniti.

L’indipendenza della banca centrale americana sotto pressione

La seduta americana di ieri si è aperta con nervosismo, dopo le indiscrezioni sulla possibile azione del Dipartimento di Giustizia contro Jerome Powell. Il mercato ha interpretato la notizia come un’ulteriore escalation dello scontro tra la Casa Bianca e la Federal Reserve, chiamata a difendere la propria indipendenza di fronte a pressioni politiche sempre più esplicite. Con il passare delle ore, però, la tensione si è ridimensionata e Wall Street ha chiuso in leggero rialzo, segnale che gli investitori ritengono il caso destinato, per il momento, ad avere un impatto limitato.

Oggi l’attenzione si sposta sull’inflazione USA di dicembre, un dato chiave per il dibattito sui tassi. Le attese indicano un’inflazione (CPI) al 2,7% in linea con novembre (2,7%), mentre la componente core è vista in lieve rialzo (0,3% vs 0,2%). Numeri che descrivono un’inflazione ancora sopra l’obiettivo (2%), ma non fuori controllo. In questo contesto, la Fed appare orientata a mantenere i tassi stabili nel breve termine (95% di probabilità), nonostante la Casa Bianca continui a spingere per un allentamento. 

In quest’ottica si pongono alcune mosse di Trump postate sul suo profilo Truth negli ultimi giorni:

  • l’8 gennaio 2026 ha annunciato di aver ordinato a Fannie Mae e Freddie Mac (società a partecipazione pubblica) di comprare fino a 200 miliardi di dollari di MBS (Mortgage Backed Securities – titoli obbligazionari garantiti da mutui ipotecari) al fine di abbassare i tassi sui mutui, quindi ridurre le rate mensili e rendere l’acquisto della casa più accessibile per gli americani. Premessa: le due società hanno il mandato specifico di sostenere il mercato dei mutui, acquistandoli dalle banche per poi impacchettarli in MBS e rivenderli sul mercato secondario. Obiettivo? Liberare le banche da asset a bilancio (i mutui) con nuova liquidità che possono concedere nuovamente a credito a imprese e individui. Questa mossa dell’amministrazione (una sorta di mini-QE) mira, in sostanza, ad aumentare la domanda degli MBS sul mercato secondario, il cui rendimento determina il tasso dei mutui. Infatti, spingendo con acquisti massicci i prezzi degli MBS al rialzo si abbassa il loro rendimento, sul quale vengono fissati i tassi dei mutui dalle banche con un markup. Da vedere se questa iniziativa sortirà gli effetti sperati, ma se non altro dimostra come la Casa Bianca possa arrivare ad influenzare i tassi, almeno nell’housing, senza coinvolgere la Fed. Da vedere in futuro come si evolverà la situazione;




  • più recentemente ha indicato, invece, di voler imporre per un anno un cap temporaneo al 10% sui tassi di interesse delle carte di credito al fine di migliorare, anche in questo caso, l’accessibilità e ridurre i costi del debito per le famiglie. Attualmente i tassi medi negli USA sono intorno al 20-25% e Trump accusa le compagnie di sfruttare i consumatori. Si tratta però in questo caso solo di un annuncio e richiederebbe non solo l’approvazione del Congresso, ma anche l’inerzia degli intermediari finanziari, che si vedrebbero in via legislativa tagliati artificialmente i profitti. In sintesi, è una proposta populista parallela a quella sui mutui, ma più controversa e lontana dall’essere operativa.

Intanto, se le stime saranno confermate, l’inflazione USA continuerà a sostenere uno scenario di equilibrio fragile, ma nel complesso ancora favorevole ai mercati azionari.

Utili bancari e segnali contrastanti dai mercati globali

Il secondo tema chiave della giornata è l’avvio della stagione degli utili del quarto trimestre 2025, con i risultati a breve di JPMorgan Chase e Bank of New York. Le attese sugli utili sono elevate e riflettono un trimestre solido, ma l’attenzione degli investitori sarà rivolta soprattutto alle indicazioni per il nuovo anno 2026. Le banche rappresentano un osservatorio privilegiato sullo stato dell’economia reale e sulle prospettive di credito, in una fase in cui il quadro macro resta incerto.

A complicare il contesto contribuiscono anche le tensioni geopolitiche, che hanno spinto al rialzo i metalli preziosi (oro e argento in testa, come visto ieri) e il petrolio (CL1!) (4 sedute consecutive in rialzo con l’8%) per timori legati all’offerta.

Nel complesso, i mercati restano sospesi tra dati macro, inflazione USA e messaggi che arriveranno dagli utili societari.

Investor toolkit

Quando politica e mercati si intrecciano, mantenere razionalità e coerenza diventa essenziale per non reagire alle notizie di breve periodo. 

È un buon momento per verificare se la propria pianificazione resta allineata agli obiettivi di lungo termine e, se utile, confrontarsi per una revisione consapevole della strategia.

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