Dollaro saldo nelle riserve globali, lo yen mette alla prova Tokyo

Tra caos politico e tensioni valutarie, le riserve globali restano fedeli al dollaro mentre il Giappone valuta un intervento sullo yen.

Il dollaro resta valuta di riserva nonostante il rumore politico

Nel 2025 il dollaro è stato spesso al centro di dubbi e critiche, soprattutto dopo il caos legato ai dazi e alle tensioni politiche negli Stati Uniti. Eppure, i dati più recenti mostrano una realtà molto più stabile. 

Secondo l’indagine COFER (Currency Composition of Official Foreign Exchange Reserves) trimestrale del Fondo Monetario Internazionale, le allocazioni in dollari nelle riserve valutarie ufficiali sono rimaste sostanzialmente invariate anche nei momenti di maggiore turbolenza. Una volta corretti per l’effetto dei tassi di cambio tra valute, i numeri non indicano alcuna fuga strutturale dal dollaro.

Il DXY, l’indice che misura la forza del dollaro USA rispetto a un paniere di sei principali valute (Euro ~57.6%, Yen giapponese ~13.6%, Sterlina britannica ~11.9%, Dollaro canadese  ~9.1%, Corona svedese ~4.2% e Franco svizzero ~3.6%), ha registrato un calo del 9% nel 2025, ma occhio a non cadere in errore.

Questo movimento riflette solo apparentemente una fase di indebolimento del dollaro per le note dinamiche economiche e geopolitiche ampiamente analizzate in questo spazio, ma è dovuto anche al rafforzamento delle altre valute del paniere DXY e da altre valute come il dollaro australiano e il renminbi cinese.

Questi dati sono rilevanti perché i gestori delle riserve monetarie a livello di banche centrali e istituzioni finanziarie di alto profilo operano con orizzonti lunghi e con un approccio estremamente prudente. Non reagiscono alle notizie quotidiane come potrebbero fare i retail, ma solo a cambiamenti sistemici. 

Il fatto che il dollaro mantenga il proprio peso conferma che lo status di valuta di riserva è legato a fattori profondi

  • dimensione dei mercati finanziari, 
  • liquidità, 
  • ruolo geopolitico, 
  • e fiducia istituzionale. 

Per gli investitori, il messaggio è chiaro: al di là del rumore politico, il dollaro continua a rappresentare un pilastro dell’architettura finanziaria globale.

Yen debole e rischio intervento: il Giappone torna sotto i riflettori

Mentre il dollaro mostra stabilità strutturale, lo yen giapponese resta sotto forte pressione. Dall’inizio del 2026 la valuta si è indebolita ulteriormente, toccando a quota 159 un livello contro il dollaro (USD/JPY) che in passato ha scatenato interventi da parte di Tokyo. 

Le ripetute dichiarazioni del ministro delle finanze Satsuki Katayama, che non esclude “alcuna opzione”, hanno riacceso l’attenzione dei mercati e provocato rimbalzi brevi. Alla base della fragilità dello yen c’è una combinazione di fattori:

  • da un lato, l’attesa di probabili elezioni anticipate a fine mese (funzionale a raccogliere un maggior supporto in parlamento) rafforzano i timori di nuovi stimoli fiscali espansivi sotto la premier Sanae Takaichi per stimolare la crescita in un contesto di bassa crescita demografica e post-deflazione;
  • dall’altro, l’aumento dei costi di importazione di energia e beni alimentari, amplificato dalla debolezza valutaria, rischia di alimentare ulteriori pressioni inflazionistiche interne.

Alcune indiscrezioni su un possibile rialzo anticipato dei tassi da parte della Bank of Japan (forse già ad aprile secondo indiscrezioni) hanno fornito un sostegno temporaneo allo yen, ma il quadro resta incerto e volatile.

Per gli investitori globali, lo yen si conferma quindi un indicatore sensibile delle tensioni tra politica fiscale, crescita economica e stabilità dei prezzi, più che una mera variabile di mercato.

Investor toolkit

Quando il rumore politico aumenta, la razionalità impone di distinguere tra volatilità di breve periodo e fondamentali di lungo periodo, come mostra la tenuta del dollaro rispetto alla fragilità dello yen. 

È un buon momento per verificare se la propria pianificazione resta coerente con gli obiettivi personali e, se utile, confrontarsi per una revisione consapevole della strategia finanziaria.

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