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Da Davos segnali di distensione sulla Groenlandia, mentre Wall Street ritrova slancio grazie al rinnovato entusiasmo sull’IA.
Trump ammorbidisce i toni
L’atteso discorso di Donald Trump al Forum di Davos ha rappresentato un inatteso cambio di tono rispetto alle tensioni degli ultimi giorni. Dopo settimane di dichiarazioni aggressive sulla Groenlandia e di minacce tariffarie, il presidente statunitense ha lasciato intendere una parziale marcia indietro, legata a un accordo quadro con la NATO. L’intesa sembrerebbe escludere qualsiasi trasferimento di sovranità, concentrandosi invece su accesso alle materie prime e cooperazione in ambito di sicurezza.

Sul piano politico, la dinamica appare ormai ricorrente: Trump ha spinto la provocazione fino al limite per accelerare il confronto, salvo poi abbassare i toni nella fase decisiva. Questo approccio ha alimentato incertezza politica e sui mercati in questi giorni, ma ha anche permesso di sbloccare rapidamente negoziati che altrimenti avrebbero richiesto tempi più lunghi.
Il rischio geopolitico non è scomparso, ma il mercato ha letto l’episodio come l’ennesimo passo verso una maggiore prevedibilità delle mosse del tycoon.
La reazione degli investitori è stata immediata e Wall Street ha recuperato parte delle perdite precedenti, con rialzi diffusi sugli indici principali: S&P 500 (SPX) +1,16%, Nasdaq 100 (NDX) +1,36%, Russell 2000 (RUT) +2,00%.
Il miglioramento del sentiment ha ridotto la pressione sugli asset difensivi, mentre il mercato obbligazionario resta in attesa di conferme più solide prima di rivedere le proprie valutazioni.
La spinta torna dall’IA
Il rimbalzo dei mercati statunitensi è stato sostenuto anche da fattori settoriali. Il comparto dei semiconduttori (SOX) ha beneficiato, con un rialzo del 3,18%, dei messaggi positivi arrivati da Davos sul futuro dell’intelligenza artificiale, rafforzando l’idea che la crescita resti un tema centrale nonostante le incertezze macro.


Catalizzatore del movimento è stato l’intervento del CEO di NVIDIA (NASDAQ:NVDA – ieri +2,95%) Jensen Huang, durante una conversazione con Larry Fink di BlackRock in cui ha descritto l’intelligenza artificiale come il motore della più grande espansione infrastrutturale della storia umana.

Ha poi sottolineato la necessità di investimenti nell’ordine dei trilioni di dollari nei prossimi 15 anni per costruire data center, fabbriche di chip, “AI factories” e infrastrutture energetiche e respinto con decisione le preoccupazioni su una possibile “bolla AI”, sostenendo che le ingenti spese in corso non riflettono speculazione eccessiva, ma la costruzione di fondamenta essenziali per il futuro.
Sul tema occupazione Huang ha inoltre evidenziato la creazione di numerosi posti di lavoro altamente qualificati, con salari a sei cifre per chi lavora nella realizzazione di queste infrastrutture, smentendo l’idea che l’AI distrugga occupazione in modo netto.
Nel complesso, il suo intervento ha rafforzato la convinzione che la crescita legata all’AI sia un tema strutturale e duraturo, al di là delle incertezze macroeconomiche come tassi di interesse e tensioni geopolitiche, e ha posto l’accento sulla corsa globale all’infrastruttura per l’AI, esprimendo particolare ottimismo per il ruolo che potrà giocare l’Europa grazie alla sua solida base manifatturiera.
Investor toolkit
Quando le tensioni si attenuano dopo fasi di forte incertezza, la lucidità è un vantaggio competitivo. Il rischio geopolitico ricorda quanto sia importante evitare reazioni impulsive e mantenere coerenza con i propri obiettivi di lungo periodo.
Un confronto strutturato può aiutare a rileggere questi movimenti e a verificare se la propria pianificazione resta solida e consapevole.



