La geopolitica spinge il dollaro e la ricerca di sicurezza sui mercati

La volatilità sui mercati è proseguita anche ieri con l’indice europeo STOXX 600 sotto dell’1,3%, mentre l’S&P 500 negli Stati Uniti ha limitato il calo allo 0,56%. Su base settimanale la differenza è ancora più evidente: l’indice europeo ha lasciato sul terreno oltre il 4%, contro una flessione di circa l’1,1% per la sua controparte americana.

In un contesto di tensioni geopolitiche legate al conflitto nel Golfo, gli investitori tendono a spostare i capitali verso aree percepite come più sicure. Nonostante le incertezze legate alle politiche dell’amministrazione Trump, Wall Street continua a essere considerata una destinazione relativamente più stabile rispetto ad Europa e Asia. 

Questo movimento di capitali contribuisce anche a sostenere il dollaro (DXY), rafforzandone il ruolo di valuta rifugio nelle fasi di maggiore incertezza. Tuttavia, per molti analisti questo si tratta solo di un fenomeno temporaneo.

Secondo Robin Brooks, il dollaro resta sì la principale valuta di riserva globale, ma il suo apprezzamento recente riflette perlopiù il classico movimento di “flight to safety” nelle fasi di maggiore incertezza rispetto al trend di fondo. Se le tensioni geopolitiche dovessero nel breve attenuarsi, questi flussi potrebbero infatti rapidamente ridursi, riportando il dollaro su un percorso di debolezza nel medio periodo a causa della divergenza, in prospettiva, di tassi Fed futuri inferiori rispetto al resto del mondo e dei conseguenti flussi di capitali verso rendimenti migliori (una lettura in linea con molti outlook di mercato di inizio 2026 – es. Goldman Sachs, Morgan Stanley, ING). 

Parallelamente, restano sotto osservazione i mercati dell’energia sulla vulnerabilità delle rotte energetiche, con il petrolio WTI e Brent entrambi intorno agli 85$/Barile. Volendo fare un confronto con i prezzi del petrolio dopo l’invasione russa dell’Ucraina e considerando l’azzeramento del traffico di petroliere nello stretto di Hormuz, il rischio che i prezzi possano ancora salire per effetto di un’escalation non è stato, probabilmente, ancora del tutto prezzato. 

Fonte: Shadow Price Macro

Alcune misure intanto stanno cercando di limitare le pressioni: secondo quanto riportato da Market Screener, l’Arabia Saudita ha iniziato a reindirizzare parte delle esportazioni attraverso terminali sul Mar Rosso, mentre gli Stati Uniti avrebbero concesso all’India una deroga temporanea per continuare a ricevere petrolio russo. Tuttavia queste iniziative, che dicono molto dell’attuale livello di tensione, non sono sufficienti per ridurre stabilmente la tensione sui prezzi.

Investor toolkit

Il rafforzamento del dollaro osservato in questi giorni è un classico esempio di come, nei momenti di incertezza geopolitica, i capitali globali si muovano rapidamente verso gli asset percepiti come più sicuri. Sono dinamiche spesso intense ma anche temporanee, guidate più dall’emotività dei mercati che da cambiamenti strutturali.

Per l’investitore questo è un promemoria importante: costruire una strategia solida significa accettare che fasi di volatilità e movimenti improvvisi facciano parte del percorso. Più che inseguire gli spostamenti di breve periodo, può essere utile verificare se il proprio portafoglio resta coerente con obiettivi, orizzonte temporale e livello di rischio pianificato.

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