L’Europa paga lo shock energetico, gli Emergenti ne approfittano

Nella seduta di ieri, lo STOXX Europe 600 (SXXP) ha perso il 2,4%, azzerando completamente i guadagni accumulati nel 2026 e portando la performance del vecchio continente in territorio negativo da inizio anno. 

Fonte: investing.com

Stesso copione degli indici americani, le cui perdite ieri sono state tuttavia più contenute, segnalando una maggiore resilienza relativa.

Fonte: investing.com

Alla base di questa divergenza c’è ancora il petrolio. Le sue oscillazioni hanno effetti immediati sull’economia reale, influenzando costi di produzione, consumi e inflazione. Per questo motivo, il forte rialzo dei prezzi energetici rappresenta un rischio sistemico più rilevante per le economie europee (importatori netti di energia – deficit EU ~57%) rispetto agli Stati Uniti (esportatori netti sul petrolio – surplus del ~35%).

Questo è anche uno dei motivi di divergenza tra i prezzi del greggio americano, il WTI, che segue dinamiche “più” domestiche, e le quotazioni del Brent Crude, benchmark per Paesi europei, Medio Oriente e resto del mondo.

Gli Emerging Markets stanno, nel frattempo, performando meglio di USA ed Europa in questo marzo 2026 perché partono da valutazioni molto più basse, con utili attesi in crescita quasi doppia rispetto ai developed. Beneficiano inoltre del caro-petrolio come esportatori di commodity, attirano rotazione verso value e diversificazione, resistendo meglio allo shock tassi alti e yields in rialzo.

Fonte: marketscreener.com

Le istituzioni stanno cercando di intervenire per scongiurare un aumento incontrollato dell’inflazione: gli Stati Uniti stanno valutando misure per aumentare l’offerta globale, inclusa la possibilità di allentare le restrizioni su petrolio e gas russi o iraniani, con l’obiettivo di contenere la crisi iraniana ed evitare un rallentamento economico più marcato e diffuso.

Anche le banche centrali stanno osservando con attenzione l’evoluzione dello scenario. Ieri la Banca Centrale Europea ha espresso preoccupazione per i livelli raggiunti dal petrolio, consapevoli che un’energia più cara può alimentare spirali inflazionistiche e comprimere la crescita del PIL. 

In questo contesto, finché i prezzi dell’energia resteranno elevati, i mercati continueranno a riflettere questo rischio, con impatti più evidenti sulle aree economicamente più vulnerabili.

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Lo shock del petrolio evidenzia come eventi esterni possano colpire in modo diverso le varie aree geografiche, mettendo in luce vulnerabilità specifiche come la dipendenza energetica. I mercati reagiscono rapidamente a queste dinamiche, ma la loro evoluzione resta incerta.

Per l’investitore, questo è un richiamo importante alla diversificazione e alla coerenza della strategia nel tempo. Momenti come questi possono essere utili per verificare se il proprio portafoglio è adeguatamente bilanciato rispetto ai diversi scenari macroeconomici.

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