Geopolitica in fiamme, ma i mercati non dormono

Disordini civili, tariffe e crisi NATO spingono i rifugi sicuri dei metalli preziosi e mettono in discussione i segnali tradizionali dei mercati.

Weekend senza tregua: geopolitica accelera e commodity rispondono

Ultimamente gli investitori non trovano pace neanche nel weekend. Nelle ultime ore si sono accumulati infatti ulteriori segnali da attenzionare: 

  • possibile nuovo shutdown USA → i disordini civili causati dalla politica anti-migratoria USA (caso Minneapolis) potrebbero, secondo alcuni analisti, spingere i Democratici al Congresso a chiudere nuovamente il governo federale nel tentativo di limitare l’ICE;
  • minacce di dazi al 100% per il Canada → il presidente Donald Trump minaccia l’applicazione di nuove pesanti tariffe contro il Canada come ritorsione per il partenariato strategico firmato con la Cina nei giorni scorsi;
  • inizio di una crisi in seno all’alleanza atlantica causata ancora una volta da Trump, che non esita a scagliarsi appena possibile contro alleati e partner, a rivendicare territori cruciali per la stabilità mondiale (Groenlandia) e a lanciare l’allarme su una possibile guerra globale imminente.»

Una situazione da ridere se gli USA non fossero la principale potenza economico militare là fuori. Vale la pena sempre ricordarlo.

E cosa fanno i mercati finanziari di fronte a questi fatti allarmanti? Non stanno certamente a guardare e rispondono, su tutto, continuando a sostenere il rally dei metalli preziosi. I prezzi record dell’oro e dell’argento ora sono rispettivamente sopra i 5.000 e i 100 dollari per oncia.

La loro spinta propulsiva si riflette anche in questo grafico di Bloomberg che mette in chiara evidenza la forza relativa crescente dei prezzi dei metalli preziosi rispetto ad un paniere di materie prime energetiche (petrolio WTI/Brent, gas naturale, heating oil, benzina).

Un rapporto Precious Metals/Energy indica:

  1. incertezza alta, dovuta a fattori come recessione attesa, inflazione persistente senza crescita, tassi reali negativi o, come in questo caso, tensioni geopolitiche (es. guerre, tariffe) e dollaro debole; 
  2. che gli investitori preferiscono al momento rifugi sicuri come l’oro rispetto a commodity cicliche (come quelle energetiche). 

Resta da vedere se questa forza sia solo una fase di hedging temporaneo o l’inizio di una rotazione più strutturale. Per ora, l’unico dato certo è che i mercati, anche nei weekend più turbolenti, non smettono mai di scegliere.

Il trend del rame oltre il termometro dell’economia

In questa fase la corsa alle materie prime non si limita solo ai metalli preziosi, ma si estende, come si è visto nelle ultime settimane, anche ai metalli industriali con una domanda sostenuta in settori in forte espansione. È il caso del rame (HG1!), che ha chiuso il 2025 con una performance importante di circa +40%.

Noto anche come “Dr. Copper” perché considerato un ottimo termometro anticipatore della salute economica globale, il rame è una materia prima essenziale in, praticamente, tutte le attività industriali e infrastrutturali. Di norma quindi, un rapido aumento delle sue quotazioni e domanda significherebbe prospettive di crescita globale solide per i mesi a venire.

Tuttavia, questi non sono tempi normali ed è sempre più difficile affidarsi ai poteri diagnostici del rame o di altri indicatori tradizionali in mezzo a rumore geopolitico e mercati sempre più slegati dai segnali tradizionali. 

Se si guarda al rapporto Rame/Oro, infatti, si potrebbe concludere che in questo momento l’incertezza vince sulla fiducia ciclica e che potrebbe essere ragionevole continuare ad accumulare oro in portafoglio come asset di protezione.

In realtà, come rilevato da più analisti, la domanda di rame al momento supera l’offerta e difficilmente questa sarà in grado di assorbirla in tempi celeri. Se consideriamo gli impieghi del rame non solo nella manifattura e nella transizione energetica, ma anche nei settori e industrie del momento, come la costruzione di infrastrutture energetiche avanzate, data center e tecnologie AI, si può intuire che la domanda di questo asset è tutt’altro che assente. 

Se si considerano poi politiche economiche e fiscali incerte, unite ai crescenti rischi geopolitici, allora l’accumulo di rame a fini speculativi, così come quello di altre materie prime cruciali da parte degli investitori, è favorito. 

Gli investitori quindi stanno comprando materie prime, ma stanno comprando ancora di più oro perché li fa sentire più al sicuro in questo momento.

Investor toolkit

Nei contesti dominati da rumore geopolitico e segnali contrastanti, la disciplina conta più delle previsioni. Eventi come questi ricordano quanto sia essenziale mantenere una visione di lungo periodo e verificare che le proprie scelte siano coerenti con obiettivi, orizzonte temporale e tolleranza all’incertezza. 

È spesso in queste fasi che un confronto strutturato aiuta a rimettere ordine e metodo nella pianificazione.

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