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Rates invariati, dollaro debole ancora sotto pressione e mercati sempre più selettivi cercano sicurezza negli utili delle trimestrali.
Fed attendista e messaggio di stabilità
La Federal Reserve ha mantenuto invariato i tassi di riferimento (3,50%-3,75%), una decisione ampiamente attesa e approvata con una larga maggioranza. Jerome Powell ha ribadito che l’economia statunitense continua a mostrare resilienza e che, nelle condizioni attuali, non vi è alcuna urgenza di modificare l’impostazione di politica monetaria.
Il messaggio centrale è stato quello della continuità, con una banca centrale che preferisce attendere ulteriori conferme dai dati prima di agire. Questo approccio ha rafforzato la convinzione che non vi saranno tagli dei tassi nelle prossime riunioni.
La Fed appare inoltre concentrata nel preservare la propria credibilità in un contesto complesso, dove alle variabili economiche si sommano pressioni istituzionali e politiche. Non a caso Powell ha evitato accuratamente di rispondere alle domande più sensibili, rifugiandosi più volte in formule evasive per non alzare troppa polvere in quest’ultima parte del suo mandato.
La reazione degli investitori è stata composta. Wall Street ha chiuso senza una direzione netta, con l’S&P 500 che ha comunque segnato un nuovo massimo intraday oltre i 7.000 punti. Un segnale di fiducia di fondo, ma anche di cautela, in una fase in cui la politica monetaria non offre nuovi catalizzatori.
Dollaro debole e mercati sempre più esigenti
Il dollaro (DXY) rimane al centro della scena, con le dichiarazioni provenienti dall’amministrazione statunitense a fare da sfondo ai movimenti sui grafici delle ultime ore:
- da una parte, il presidente Trump che mostra nelle sue ultime uscite soddisfazione per le politiche portate avanti e per l’attuale livello del dollaro (che ritine probabilmente un possibile volano per l’export USA);
- dall’altra, il segretario del Tesoro Scott Bessent che ha ribadito, oltre la solita retorica di un dollaro forte, che non sono intervenuti recentemente a supporto dello yen.

In pratica è come se avessero rigettato (tra le righe) ogni attribuzione per la recente debolezza del dollaro, ma la pressione sulla valuta americana non si è esaurita e continua a riflettersi su più classi di attivo.
In questo momento sta sostenendo il forte rialzo dei metalli preziosi, con oro e argento in testa e ancora in accelerazione. A questi si affiancano anche i metalli industriali che iniziano a mostrare segnali di surriscaldamento, tutti con aumenti a doppia cifra da inizio anno.

In parallelo, l’attenzione degli investitori resta concentrata anche sulla stagione degli utili, con la speranza che i continui rialzi dei mercati siano giustificati soprattutto da utili aziendali solidi e da proiezioni per il 2026 tali da giustificare i livelli di prezzi e le valutazioni alte.
In questo solco proseguono quindi le trimestrali delle Big Tech, che stanno confermando che i risultati sono più importanti delle promesse:
- Meta (NASDAQ:META) → ha sorpreso positivamente il mercato: ha chiuso il quarto trimestre con ricavi pari a 59,9 miliardi di dollari, superando le stime medie di Wall Street ferme a 58,4 miliardi. La guidance per il primo trimestre 2026 è stata altrettanto convincente, con vendite previste tra 53,5 e 56,5 miliardi di dollari, ben sopra il consensus di 51,3 miliardi. Il mercato ha premiato questi numeri con un rialzo deciso: le azioni sono salite di circa il 9-10% nelle contrattazioni after-hours, mostrando che gli investitori hanno apprezzato soprattutto il beat sugli utili e la solidità della guidance, più che le promesse di ulteriore spesa per l’intelligenza artificiale;
- Microsoft (NASDAQ:MSFT) → ha deluso le aspettative. Sebbene il Capex sia cresciuto in modo significativo (37,5 miliardi di dollari, +60% rispetto all’anno precedente e sopra le stime di 36 miliardi), la crescita del business cloud (Azure) è risultata più lenta del previsto. Questo ha pesato sul sentiment: le azioni hanno perso circa il 4-5% nelle ore successive alla pubblicazione, confermando che il mercato tollera gli investimenti massicci in IA solo quando sono accompagnati da una chiara accelerazione dei ricavi. Senza risultati tangibili immediati, la spesa elevata viene percepita come un peso;
- Tesla (NASDAQ:TSLA) → ha avuto una reazione più contenuta e mista. Le consegne del quarto trimestre sono calate del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, confermando un momento difficile per il settore auto elettrica. Tuttavia, i profitti hanno superato le aspettative degli analisti, interrompendo una serie di trimestri sotto le stime. Questo ha evitato un crollo più marcato: il titolo si è mosso di poco, tra +2% e -3% nel post-earnings, con una reazione complessivamente tiepida. Il mercato sembra aver apprezzato la resilienza sui margini, ma non abbastanza da scatenare un vero impulso direzionale.
Il quadro che emerge è quello di mercati attenti e selettivi, pronti a premiare chi dimostra capacità di trasformare investimenti e strategie in risultati tangibili.
Investor toolkit
Quando le banche centrali scelgono l’attesa e i mercati diventano più esigenti, la disciplina diventa fondamentale. La fase attuale ricorda l’importanza di mantenere una visione di lungo periodo e di verificare che le scelte effettuate siano coerenti con obiettivi, orizzonte temporale e grado di rischio.
Un confronto strutturato può aiutare a rileggere la propria pianificazione con maggiore consapevolezza e metodo.



