Le Borse accelerano con la spinta della Fed

Le Borse globali tornano a correre e l’attenzione rimane sul potenziale taglio dei tassi negli Stati Uniti della Fed. Una spinta che si propaga a tutti i settori, meno che all’energia: la possibilità di un fine conflitto ucraino danno pressione alle quotazioni del petrolio.

Un rally diffuso alimentato dalle aspettative sulla Federal Reserve

Dopo un inizio di novembre debole, i mercati azionari hanno ritrovato slancio con una ripresa che ha coinvolto sia Wall Street sia l’Europa. Negli Stati Uniti da venerdì le Borse (domani chiuse per il Thanksgiving) hanno messo a segno tre sedute consecutive di rialzi, mentre in Europa il movimento positivo è durato due sessioni.

L’euforia intorno all’intelligenza artificiale si è attenuata, ma ciò che ha riacceso l’ottimismo (come diciamo da giorni) è la crescente probabilità che la Federal Reserve scelga una politica più morbida nel prossimo incontro di dicembre. Non solo i tecnologici, ma quasi tutti i settori hanno beneficiato del rialzo.

Fonte: Estrazione dati del 26/11/2025, finviz.com

Riguardo ai dati economici USA usciti ieri, i mercati hanno scelto per il momento di privilegiare il calo della spesa delle famiglie (Retail Sales m/m), interpretandolo come segnale di rallentamento economico che giustifica un intervento della Fed, ignorando per ora la ripresa dei prezzi alla produzione (PPI m/m).

Anche l’Europa segue la scia positiva, con lo Stoxx Europe 600 in crescita del 12% da inizio anno. Sullo sfondo, i colloqui di pace in Ucraina sembrano avanzare, nonostante l’incertezza politica negli Stati Uniti.

Petrolio al ribasso sulla possibilità di riapertura del mercato russo

Con il petrolio WTI a 58$ e il Brent a 62$ e quotazioni in calo da settimane, il settore petrolifero sta vivendo un periodo di contrazione influenzato anche dalle aspettative di un accordo di pace in Ucraina e di una maggiore e probabile offerta russa in arrivo. Analizziamo i possibili scenari.

Fonte: tradingview.com
Fonte: tradingview.com

Se la guerra in Ucraina terminasse e la Russia tornasse a commerciare liberamente petrolio con i paesi europei, le conseguenze sul prezzo dipenderebbero soprattutto da come reagirebbero gli altri grandi produttori di energia.

In un primo possibile scenario, la Russia recupererebbe gradualmente il mercato perso in Europa e tornerebbe a esportare grandi quantità di petrolio verso l’Occidente. A parità di domanda, la maggiore offerta darebbe pressione al ribasso sui prezzi globali, spingendo il valore del petrolio a diminuire.

In un secondo scenario (più verosimile), l’aumento dell’offerta russa non porterebbe a un calo dei prezzi, perché i paesi produttori alleati dell’OPEC+ reagirebbero riducendo la propria produzione, stabilizzando il mercato. In questo caso, nonostante il ritorno del petrolio russo in Europa, l’offerta globale tornerebbe in equilibrio e i prezzi non scenderebbero in modo significativo. 

In attesa dello sviluppo sui negoziati il prezzo del greggio arretra.

Investor Toolkit

Il rally di breve periodo può essere entusiasmante, ma richiede lucidità. Le decisioni della Fed non possono sostituire una pianificazione solida e coerente con i propri obiettivi. Prima di farsi trasportare dall’euforia, è utile verificare se il proprio portafoglio rispecchi il profilo personale e la strategia di lungo termine, anche con il supporto di un consulente indipendente.


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