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Gli investitori restano esposti al tema AI, ma diventano più selettivi mentre continuano i dubbi sui fondamentali.
Quando l’entusiasmo rallenta e contano i numeri
Nelle ultime settimane il mercato ha iniziato a cambiare atteggiamento verso i settori più caldi, lo scriviamo da giorni. Molti investitori hanno rallentato e hanno guardato con maggiore attenzione ai fondamentali delle aziende e ritarato le proprie aspettative. La seduta di ieri ha reso evidente ancora una volta questo cambio di passo.
Il clima di cautela si è esteso soprattutto all’intero comparto tecnologico. Il Nasdaq 100 ha chiuso nuovamente in calo (-1,9%), perdendo oltre il 4% nell’ultima settimana e trascinando con sé anche l’S&P 500. Nemmeno i risultati positivi della trimestrale del produttore di memorie e storage Micron (+12% in pre-market) sono bastati a migliorare il sentiment.
L’ennesima giornata negativa per l’indice tecnologico USA sarebbe stata innescata dal presunto ritiro di Blue Owl Capital (gestore alternativo USA specializzato in credito privato e partecipazioni in fondi private equity) da un accordo per finanziare la costruzione di un data center di Oracle (NYSE:ORCL), notizia riportata inizialmente ieri dal Financial Times e poi smentita oggi da Bloomberg.
Tuttavia, il solo emergere di questa voce è bastato a riaccendere i timori sulla sostenibilità economica degli investimenti legati all’intelligenza artificiale, con ripercussioni sull’intero settore tech. Oracle, di cui avevamo già parlato in questo articolo qualche giorno fa per i dubbi sui tempi di consegna dei data center a OpenAI, rimane sotto forte pressione: in tre mesi ha perso circa il 40% e ieri ha ceduto un ulteriore 5,4%.
In Europa, invece, il quadro appare più solido. Lo Stoxx Europe 600 ha tenuto meglio rispetto a Wall Street e, grazie ai dividendi, mostra una performance superiore su base netta.
L’attenzione ora si sposta su banche centrali e inflazione, con le decisioni di Bank of England (taglio di 25bp come previsto, 4,00%→3,75%) e BCE (questo pomeriggio) e il dato USA di novembre pronti a fornire nuovi elementi di contesto.
Micron: addio al marchio consumer Crucial
A proposito di, Micron (NASDAQ:MU) ha annunciato il 3 dicembre l’uscita dal mercato consumer con il brand Crucial, che per quasi 30 anni ha rappresentato RAM e SSD per utenti finali a buon prezzo e ottime performance.

La decisione, motivata dall’esplosione della domanda di memorie per data center guidata dall’AI, permetterà all’azienda di riorientare capacità produttive e risorse verso clienti enterprise e hyperscaler più strategici e redditizi. Le spedizioni di prodotti Crucial continueranno fino a febbraio 2026, ma dopo quella data il focus sarà esclusivamente su segmenti ad alto margine come HBM (High Bandwidth Memory) e soluzioni per l’intelligenza artificiale.

Tornando alla trimestrale di ieri, Micron (ricordiamolo, +12% in pre-market) ha pubblicato i risultati record del primo trimestre fiscale 2026: ricavi a 13,64 miliardi di dollari (in crescita del 57% anno su anno), utile netto di 5,24 miliardi e ricavi ai massimi per DRAM, NAND, HBM e segmento data center.
Grazie alla forte domanda AI, l’azienda ha battuto le stime degli analisti e fornito una guidance ottimista per il Q2, con ricavi attesi intorno ai 18,7 miliardi. Hanno inoltre confermato che tutti gli accordi di fornitura HBM per il 2026 sono già chiusi e che la carenza di memorie DRAM persisterà oltre il prossimo anno, spingendo il titolo in forte rialzo.
Micron è un altro di quei titoli che sta chiaramente cavalcando l’onda dell’AI con risultati eccezionali.
Investor toolkit
Quando un tema dominante come l’intelligenza artificiale rallenta, il punto non è inseguire o fuggire, ma capire cosa sta cambiando sotto la superficie.
Tornare ai fondamentali, mantenere coerenza con i propri obiettivi e confrontarsi con un consulente indipendente aiuta a trasformare la volatilità in consapevolezza, evitando scelte guidate solo dall’entusiasmo o dalla paura.



