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Il petrolio torna sotto i 100 dollari al barile, sostenuto dalle notizie su possibili progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Secondo diverse fonti, esisterebbe già un piano articolato in punti sul quale stanno dialogando le parti, con Teheran che avrebbe riaperto, seppur previo pedaggio, al transito di alcune navi “non ostili” al regime nello Stretto di Hormuz.
Questi sviluppi hanno favorito una correzione del petrolio, ma il contesto resta fragile. I bombardamenti israeliani sull’Iran continuano e gli Stati Uniti hanno annunciato un rafforzamento della presenza militare nella regione.
Il miglioramento del sentiment si riflette anche sui mercati finanziari: Wall Street ha aperto positivamente, l’Europa procede mediamente sopra il punto e mezzo percentuale, mentre l’Asia prosegue il rimbalzo avviato nella seduta precedente con rialzi positivi diffusi in chiusura di sessione.
L’attenzione degli investitori rimane concentrata anche su altri segnali di mercato, come il comportamento dei beni rifugio. Negli ultimi giorni, infatti, i metalli preziosi hanno registrato cali significativi, con ribassi intraday fino al -25% per l’oro (GC1!) dai massimi di inizio anno. Un movimento apparentemente controintuitivo in un contesto di guerra.

Tracciando un parallelo storico con quanto accaduto dopo l’invasione russa dell’Ucraina, nel 2022 l’oro e gli altri metalli preziosi (come argento e platino) hanno registrato un deciso rialzo nei giorni successivi (vedi grafico). Un andamento che conferma il comportamento tipico dei beni rifugio durante shock energetici o crisi geopolitiche di grande portata.

Cosa è cambiato oggi rispetto a ieri? Le spiegazioni più plausibili sono tutte di natura tecnica.
L’oro è stato protagonista di un forte apprezzamento negli ultimi due anni grazie, soprattutto, all’accumulo realizzato dalle banche centrali in giro per il mondo in ottica, semplificando, di diversificazione strategica rispetto alla riserve in dollari. A questi principali attori si sono poi aggiunti, nel corso del tempo, speculatori e investitori retail che hanno affollato l’asset anche con posizioni a leva per trarne profitto dal momentum positivo.

Quando la domanda di un asset, ancorché improduttivo di cedole e/o dividendi, non è supportata da valori fondamentali, ma piuttosto da speculazione, basta poco perché si inneschino le prese di profitto (o le vendite forzate per le operazioni di trading a leva).
La destabilizzazione geopolitica del Medio Oriente e lo shock energetico sul petrolio sono state le cause principali. Un dollaro più forte e la modifica nelle aspettative di taglio dei tassi le conseguenze. Il risultato è che si sono ridotte le probabilità di un allentamento monetario e i rendimenti obbligazionari sono saliti, fattori generalmente negativi per l’oro.
Secondo Robin Brooks, la contrazione dell’oro rappresenta più una purga di posizionamento sui trade speculativi, piuttosto che un cambiamento strutturale dell’asset rifugio per eccellenza, che rimane.
Richard Abbey di Bloomberg, fa notare inoltre che l’oro è crollato perché negli ultimi mesi si era trasformato per dinamica/price action temporaneamente in un asset speculativo (un po’ come le azioni dei mercati emergenti). La guerra ha fatto solo scoppiare questa bolla tecnica e ha riportato l’oro alla realtà.

Investor toolkit
Il calo dei beni rifugio mostra come i mercati possano reagire in modo controintuitivo nel breve periodo, soprattutto quando entrano in gioco fattori tecnici e posizionamenti degli investitori. Non sempre le dinamiche seguono schemi lineari.
Per questo può essere utile mantenere una visione d’insieme e verificare che la propria strategia sia costruita per gestire anche fasi di mercato complesse, evitando di trarre conclusioni affrettate dai movimenti di breve termine




