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L’ultima seduta di mercato della settimana a Wall Street ha messo fine ad una serie di tre sedute di forti ribassi:
- l’S&P 500 ha chiuso con un +1,97%, tornando in positivo da inizio anno (+1,27 YTD);
- il Nasdaq 100 con un +2,18% è riuscito a limitare il calo settimanale, ma registra ancora una performance negativa da inizio anno (-0,91%);
- il Dow Jones con un +2,5% ha superato per la prima volta i 50.000 punti, mostrandosi globalmente meno volatile grazie ad una composizione meno esposta alle big tech (+4,27%);
- il Russell 2000 con un +3,6% continua il momento molto positivo delle small cap (+7,59% YTD).
La diversa composizione e ponderazione degli indici spiegano, in un momento di rotazione settoriale e volatilità generalizzata, le diverse performance.
A sostenere il rimbalzo dei mercati sono stati soprattutto i settori della “vecchia economia”, come beni di consumo di base, sanità, industria e finanza, affiancati dai produttori di semiconduttori.
Secondo gli analisti di MarketScreener, le parole rassicuranti rilasciate alla CNBC dal CEO di Nvidia Jensen Huang a favore (o giustificazione?) dei forti investimenti in AI hanno contribuito a calmare il sentiment del comparto tech e, più in generale, degli asset più speculativi come argento e Bitcoin, ma la rotazione settoriale è evidente.
Gli ottimi risultati delle trimestrali dovrebbero spazzare i dubbi sulla sostenibilità di certe valutazioni, ciononostante è da giorni che si parla di un ritorno alle “aziende di valore”. In questa fase, aziende con ottimi fondamentali e valutazioni contenute sembrano beneficiare maggiormente dell’attuale setup economico.
Come evidenziato dagli analisti di Bloomberg, l’S&P 500 a peso uguale (dove ogni titolo conta allo stesso modo) sta battendo l’indice dominato dalle mega-cap (dove le big tech pesano di più), mentre le small cap rappresentate dal Russell 2000 superano le grandi capitalizzazioni con una forza che non si vedeva da quando i rialzi dei tassi del 2022 avevano frenato il trend delle growth stock rispetto alle aziende value.

Il trend è confermato anche nelle valutazioni Forward P/E, più contenute per le aziende a piccola capitalizzazione rispetto alle grandi.

Il rimbalzo dei mercati di venerdì è inoltre stato favorito anche da dati macroeconomici statunitensi contrastanti (richieste di disoccupazione ↑, offerte di nuovi posti di lavoro ↓, fiducia dei consumatori ↑) che hanno rafforzato l’aspettativa di un possibile taglio dei tassi a giugno.
Giappone: vittoria elettorale e mercati divisi
La netta vittoria elettorale della premier Takaichi nel week end ha dato una spinta immediata ai mercati azionari giapponesi, con l’indice Nikkei 225 (NI225) oggi in chiusura molto positiva al +3,90%.
Nonostante il possibile “pericolo urne” e la recente attenzione riservata dai mercati al Giappone, le azioni giapponesi stanno battendo il resto del mondo, anche tenendo conto dello yen debole (calo del 5-6% sul dollaro).

Il governo punta ora ad aumentare la spesa fiscale per rafforzare le aziende nazionali e riconquistare influenza globale, supportato dalle riforme di governance (più valore agli azionisti, meno protezionismo aziendale, maggiore apertura ai capitali esteri) che stanno rivitalizzando molte vecchie imprese manifatturiere.
Tuttavia, i mercati obbligazionari e valutari restano scettici, con rendimenti obbligazionari in aumento per il timore di nuovo e ulteriore debito e yen che non si rafforza come ci si aspetterebbe da tassi più alti. Di solito i rendimenti in aumento attirano capitali esteri e sostengono la valuta, ma pare che questo non stia accadendo. Il segnale è di sfiducia per il nuovo corso.

Con il 68% dei seggi conquistati alla camera che conta, il potere decisionale è comunque saldamente concentrato nelle mani della primo ministro Takaichi, che rispetto al passato può permettersi risposte rapide e decise.
Investor toolkit
I rimbalzi improvvisi ricordano quanto il mercato possa cambiare direzione rapidamente. Mantenere una visione di lungo periodo e accettare la rotazione tra settori aiuta a evitare decisioni impulsive.
È un buon momento per verificare se la propria pianificazione resta coerente con obiettivi e orizzonte temporale e, se utile, confrontarsi per una revisione consapevole della strategia.




