Volatilità in primo piano. Sell-off su argento

Il crollo del silver riporta l’attenzione sugli eccessi speculativi e sul ruolo della volatilità nei mercati surriscaldati.

Quando la volatilità presenta il conto

Tra la prima e l’ultima settimana di gennaio, la volatilità ha colpito con forza il comparto dei metalli preziosi e l’argento (SI1!) è stato l’asset maggiormente colpito.

Senza l’ultima seduta di negoziazione, il mese si sarebbe chiuso con un rialzo impressionante da inizio anno del +60%, numeri che non sono certo la normalità sui mercati finanziari. Invece, nella sola giornata di venerdì, il silver ha perso oltre un quarto del suo valore (circa -30%), registrando il peggiore sell-off giornaliero dagli anni ‘80. 

Un movimento violento del genere, avvenuto dopo mesi di crescita accelerata e prezzi triplicati in breve tempo, fanno pensare ad una price action alimentata più da speculazione e avidità piuttosto che da operatori razionali e fondamentali macroeconomici. 

Le cause principali della vendita massiccia sarebbero infatti legate agli speculatori attivi sullo Shanghai Futures Exchange, borsa che negozia i futures cinesi sui metalli preziosi e che ha registrato insoliti volumi di scambio nelle ultime sedute. Nel momento in cui i prezzi sui mercati si sono surriscaldati, alimentati anche da posizioni a leva fino a 10-15x, la borsa ha iniziato a chiedere margini più alti per tenere aperti i trade. Molti investitori/trader hanno quindi preferito passare all’incasso e portare profitti a casa, determinando una forte contrazione del prezzo, piuttosto che versare i margini richiesti e rischiare di perdere tutto. 

In generale, ogni volta che i prezzi diventano parabolici verso l’alto, come in questo caso, la presenza di grossi investitori e/o grandi mosse finanziarie è quasi scontata, ma a pagarne le conseguenze sono spesso gli investitori retail che operano senza metodo e che sono spinti dall’entusiasmo più che da analisi razionali.

Kevin Warsh, Ex Membro consiglio Fed

La rimozione dell’incertezza sul prossimo presidente Fed Kevin Warsh (che “su carta” sarebbe allineato alla politica Trump sul taglio dei tassi) ha poi fornito un ulteriore spunto al sell-off, ma non sembra essere stata la causa scatenante.

La notizia della nomina di Warsh ha fatto recuperare all’indice del dollaro DXY l’1%.

Metalli sotto pressione

Il sell-off di venerdì non significa necessariamente che la bolla sia finita, ma che il mercato ha preso respiro per riallineare i prezzi sui fondamentali. O per meglio dire, ha sfruttato l’occasione per battere cassa.

La pressione in vendita si è quindi propagata, seppur con minore forza, anche sugli altri metalli, con l’oro (GC1!) che ha bruciato circa l’11% venerdì.

Stesso spartito anche sugli altri metalli industriali.

Fonte: marketscreener.com

Per gli investitori, questi movimenti devono ricordare quanto le fasi di euforia possano trasformarsi rapidamente in correzioni disordinate. 

Quando il posizionamento diventa estremo, basta poco per cambiare il sentiment. La volatilità, in questi casi, non è un’anomalia, ma una conseguenza naturale di squilibri accumulati nel tempo.

Investor toolkit

La volatilità mette alla prova la razionalità degli investitori e la loro capacità di mantenere una visione coerente nel tempo. 

In momenti come questi, può essere utile verificare se le proprie scelte sono ancora allineate agli obiettivi personali e alla pianificazione di lungo periodo confrontandosi con un metodo strutturato e indipendente.

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