Tregua incerta, ma come si spiega il recente rally azionario?

L’ultimo articolo di Market Pulse di venerdì si chiudeva con una riflessione chiara: la combinazione tra distensione geopolitica e solidità degli utili stava sostenendo la propensione al rischio, pur in un contesto fragile. A distanza di poche ore, lo scenario è cambiato nuovamente.

Dopo due settimane di forte recupero dei mercati e l’intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, il fine settimana ha riportato tensioni. Gli Stati Uniti hanno mantenuto il blocco navale, con l’Iran che ha reagito annunciando una nuova chiusura dello Stretto, interpretando la decisione americana come una violazione del cessate il fuoco.

In attesa del prossimo round di negoziati, appare evidente che la geopolitica continuerà a dominare l’agenda. Le parti restano profondamente diffidenti e ogni sviluppo viene utilizzato per rafforzare la propria posizione negoziale. Il cessate il fuoco scade a breve e, se da un lato Donald Trump ha spesso mostrato cambi di direzione improvvisi, dall’altro l’Iran sembra oggi un interlocutore più solido e meno disposto a concessioni.

Un contesto simile, caratterizzato da comunicazione incoerente e tensione costante, dovrebbe teoricamente generare mercati turbolenti. Eppure, abbiamo assistito in due settimane a uno dei rally azionari più forti e veloci degli ultimi anni, ma come si spiega una dinamica del genere?

Guardando al petrolio, questa mattina è tornato a salire di oltre il 6% dopo il forte calo della seduta precedente (-10%) sulla notizia della riapertura a Hormuz. Scenari come questi sono la gioia dei trader speculativi, ma è evidente che il mercato nel suo complesso resta sensibile a ogni nuovo equilibrio in un settore, quello energetico, che deve ancora impattare sulle prospettive di crescita delle aziende nel medio-lungo termine.

Secondo più analisti una carenza energetica strutturale non si è ancora pienamente manifestata. I tempi di trasporto del greggio impiegano infatti circa un mese dallo Stretto verso le principali economie (ad esempio Cina orientale) e le scorte accumulate starebbero per il momento ritardando l’impatto reale dello shock energetico. Quindi, da qui in avanti si dovrebbero vedere più chiaramente gli effetti della carenza di greggio.

Nel frattempo, però, l’azionario è rimbalzato da fine marzo. È difficile attribuire il rally che ne è seguito ai fondamentali macroeconomici, in quanto solo recentemente questi iniziano a riflettere gli effetti della crisi. Piuttosto, il movimento sembra legato alle aspettative. Proprio mentre le notizie geopolitiche spingevano al ribasso gli indici per tutto il mese di marzo, le stime sugli utili futuri sono state riviste al rialzo, come visto in uno dei precedenti articoli.

Questo ha creato una dinamica favorevole agli investitori value:

  • tensioni di mercato legate a fattori esogeni;
  • sell-off speculativo, con decompressione dei prezzi e delle valutazioni;
  • assenza di un peggioramento (anzi, un miglioramento) delle prospettive di crescita degli utili.

Guardando all’S&P 500, si nota infatti come il rapporto P/E forward (linea rossa) abbia iniziato a calare da circa sei mesi. Non per una compressione dei prezzi delle azioni, bensì per l’aumento del denominatore, ovvero grazie alla crescita continua degli utili (linea verde).

Nonostante un inizio d’anno poco brillante per l’azionario (linea blu), a cui si è affiancato il tema dell’AI disruptive molto trattato in questa rubrica, l’esplosione del conflitto in Medio Oriente ha provocato un sell-off generalizzato. Questo ha abbassato le quotazioni di titoli con fondamentali in salute, creando una ghiotta opportunità di acquisto per entrare a mercato con valutazioni più convenienti su aziende per cui le attese sugli utili (e quindi sulla crescita) restano solide.

Investor toolkit

Le oscillazioni sulle asset class e i continui cambi di scenario mostrano come le aspettative possano guidare i mercati anche più dei dati nel breve periodo. In questi contesti, diventa fondamentale distinguere tra movimenti dettati dal flusso di notizie e cambiamenti strutturali.

Mantenere coerenza nelle scelte e verificare che la propria strategia sia solida anche in scenari alternativi è essenziale per affrontare con metodo fasi di mercato così complesse.

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